Agricoltura, Natura, Ambiente

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giovedì 19 maggio 2016

Lo sai che i papaveri...

#losaicheipapaveri Iniziava proprio così quel tormentone che sentivamo da bambini... dietro questo splendido fiore che vediamo ai bordi delle strade e nei campi si nasconde un mondo affascinante, mille utilizzazioni sia in cucina che nella vita di tutti i giorni, leggende e storia... ecco perché ho voluto proporvi questo articolo molto interessante...

SCRITTO DA IVAN SERAFINI, IL 5 APRILE 2014
STORIA, UTILIZZI E CURIOSITA’ DEL PAPAVERO DEI CAMPI E DELLE 12 SPECIE DI PAPAVERO PRESENTI IN ITALIA

Il Papavero dei campi (Papaver rhoeas) detto anche Papavero comune o Rosolaccio è una pianta delle Papaveracee considerata infestante nei campi di cereali. Il nome popolare “rosolaccio”, infatti, sta a significare proprio “rosa dei campi”. I papaveri fino a pochi decenni fa erano comunissimi anche in aree ruderali, ai margini delle strade e sulle macerie.
La specie oggi è meno comune rispetto al passato per via del massiccio utilizzo di erbicidi in agricoltura. Infatti, quando osservate un verde campo di grano, in cui sono assenti i papaveri, è certo che il grano è stato trattato con erbicidi…
Il papavero è una pianta annuale, erbacea, alta sino a 60 cm, con fusto eretto, ramoso e setoloso, latticifero. Foglie inferiori pennatosette, con 2­3 denti per lato e lobo terminale più lungo, a contorno spatolato, le cauline a contorno triangolare con due lacinie basali patenti.
Il fiore ha un diametro di 5-­7 cm, con 4 petali scarlatti, capsula sub­sferica, stimmi raggiati a forma di stella e stami non allargati, fiorisce in maggio-­giugno e spesso anche in agosto e settembre.

Rosetta basale di Papavero dei campi nel migliore stadio commestibile
Come riconoscere il Papavero dei campi. Anche i bambini sanno riconoscere il papavero quando è in fiore, inconfondibile per il rosso carminio che accende i campi e i bordi delle strade nel mese di maggio e giugno. Non è così facile, invece, riconoscere le giovani e tenere piantine adatte per il consumo. Infatti, solo queste possono essere consumate come verdura. Si raccolgono solitamente, agli inizi della Primavera. Occorre una buona dose di occhio ed esperienza, cosa scontata per le nostre nonne, ma non facile da riscontrare nelle giovani generazioni che spesso conducono una vita lontana dal mondo naturale.
Il papavero in cucina. I teneri germogli di papavero, raccolti all’inizio della Primavera, sono squisiti in insalata, conditi semplicemente con olio e limone. Il papavero è eccellente in misticanza insime ad altre erbe di campo spontanee, come ad esempio il crespigno (il famoso “cascigno”), la cicoria, il tarassaco, l’ortica ecc. Le foglie delle rosette basali, quando sono più mature, si usano cotte e condite come gli spinaci, miste alle bietole selvatiche o altre erbe spontanee.
Quando cuciniamo queste erbe spontanee è bene utilizzare pochissimo sale.
Meglio ovviare con le tantissime erbe aromariche che abbondano nella nostra meravigliosa natura mediterranea: timo, santoreggia, dragoncello, rosmarino, origano, maggiorana ecc.
Le ricette  che si possono realizzare con le giovani foglie di papavero sono: ripieni di tortelli e ravioli, risotti, saltati in padella con olio e peperoncino, zuppe, minestre,  polenta, fritelle, sformati, tortini ecc

I petali freschi vengono usati per colorare sciroppi e bevande.
Il Rosolaccio è blandamente sedativo e antispasmodico, se ne usano i petali e le capsule svuotate dei fiori per infusi e sciroppi utili a calmare la tosse, l’insonnia e l’eccitazione nervosa.

Etimologia. Il nome sembra derivi dal latino pappa o papa, per la consuetudine di unire i semi di papavero al cibo dei bambini allo scopo di facilitarne il sonno; tale infuso prendeva il nome di “papagna”, termine usato ancor oggi usato per indicare lo stato di sonnolenza.

In Inglese la specie è chiamata corn poppy, corn rose, field poppy, flanders poppy, red poppy, red weed, coquelicot.
cerere+di+BruegelStoria. 

La dea romana delle messi, Cerere, è raffigurata con una ghirlanda di papaveri. Il termine “alti papaveri”, usato per indicare personaggi importanti, sembra derivare da un episodio del quale fu protagonista Tarquinio il Superbo, uno dei re di Roma proveniente dall’Etruria. Questi, per indicare al figlio Sesto il modo più idoneo per conquistare una città, che secondo lui era quello di uccidere gli uomini che rappresentavano le più alte cariche, con la spada recise con un solo colpo i fiori dei papaveri più alti, presenti nel campo che si trovava vicino al luogo dove conversavano.

Curiosità. Lo schiocco del petalo del fiore, posto sul pugno della mano e colpito con il palmo dell’altra mano era, nella tradizione popolare, una prova della fedeltà e dell’amore ricambiato.Con questi fiori si può ottenere anche una tintura rossa dovuta agli antociani presenti nei petali, che veniva anche utilizzata dalle donne per truccare labbra e guance. (Fonte:  http://tusciaintavola.tusciamedia.com/erbe-spontaneemangerecce/588-papavero-selvatico.html)

Precauzioni nella raccolta. Per la raccolta e il consumo del Papavero dei campi e di tutte le erbe spontanee, sono valide le stesse raccomandazioni fornite nell’articolo Erbe di campo da riscoprire: li cascigne. Il crespigno, buono e salutare e cioè: consumare le piante con moderazione e solo se si è assolutamente sicuri della specie a cui appartiene; in caso di minimo dubbio, astenetersi dal consumo o consultare un esperto. Raccogliere le piante destinate al consumo umano lontano da ogni fonte di inquinamento e contaminazione come industrie, strade, rifiuti, rottami ferrosi, torrenti inquinati, stalle ecc.

LE 12 SPECIE DI PAPAVERO PRESENTI IN ITALIA

In Italia sono spontanee 12 specie di papavero, alcune molto rare o in forte declino per via del massiccio (e sconsiderato) utilizzo di pericolosi diserbanti.
differenza tra Papaver somniferum e Papaver rhoeas
Sulla sinistra un Papavero da oppio a destra un Papavero dei campi. Si notano bene le differenze di colore e di dimensione dei fiori.
Papavero da oppio (Papaver somniferum) – Coltivato come pianta medicinale, per i semi aromatici e come specie ornamentale. Sub-spontaneo in tutta Italia da 0 a 1500 m. Fiorisce tra maggio e agosto. I semi di papavero che sempre più spesso troviamo in molte ricette, dolci e panini si ricavano dal papavero da oppio.
Papavero setoloso (Papaver somniferum subsp. setigerum). Pascoli, muri infestante dei campi coltivati. Comune sulle coste occidentali dalla Liguria alla Calabria, Sicilia, Sardegna e Corsica. Fiorisce tra maggio e giugno.
Papavero comune o Rosolaccio (Papaver rhoeas). Infestante i campi di cereali, spesso anche su ruderi e macerie. Comune in tutta Italia da 0 a 1950 m. Fiorisce tra aprile e settembre.
Papavero a clava (Papaver dubium). Infestante le colture di cereali. Soprattutto su suoli pesanti, debolmente acidi. Comune in tutta Italia. Fiorisce tra aprile e giugno.  Riviera ligure, Basilicata a Petrucco, Sicilia, Sardegna, Corsica, Pianosa. Fiorisce tra aprile e maggio.
Papavero selvatico (Papaver argemone). Infestante le colture di cereali. Su suoli pesanti, subacidi, nelle zone irrigue. Comune in nella pianura lombarda, Piemonte (a N del Pò). Raro in Toscana, Umbria, Sardegna. Fiorisce tra maggio e giugno. 
Papavero pugliese (Papaver apulum). Colture di cereali. Presente in Italia Meridionale, Sicilia. Raro in Istria, Veronese, Bergamasco. Fiorisce tra aprile e maggio.
Papavero spinoso (Papaver hybridum). Infestante le colture di cereali. Presente in tutto il territorio, soprattutto in colli aridi calcicoli. Fiorisce tra maggio e giugno. In Abruzzo: poco comune.
Papavero alpino (Papaver rhaeticum). Ghiaioni e macereti calcicoli, da 1800 a 3020 m.Comune sulle Alpi orientali dalle Giulie alle Grigne. Raro nel resto delle Alpi. Fiorisce tra luglio e agosto. In Abruzzo: assente.
Papavero di Degen (Papaver degenii). Ghiaioni e macereti calcicoli, da 2300 a 2750 m. Fiorisce in agosto. Specie endemica e rara, presente solo sui Sibillini e sul Gran Sasso d’Italia.
Papavero delle Alpi Giulie (Papaver julicum).  Ghiaioni e macereti calcicoli, da 1800 a 2600 m. Fiorisce tra luglio e agosto. Specie sub-endemica e rara presente solo sulle Alpi Giulie e in Abruzzo sul Gran Sasso e sulla Majella.
Papavero giallo nel suo tipico ambiente di vegetazione
Papavero giallo nel suo tipico ambiente di vegetazione
Papavero di Kerner (Papaver kerneri). Ghiaioni e macereti calcicoli, da 1800 a 2400 m. Fiorisce tra luglio e agosto. Specie rarissima presente sulle Alpi Cariche e Cadore.
Alla stessa Famiglia, ma ad un Ordine differente, appartiene anche il Papavero giallo (Glaucium flavum), detto anche Papavero delle dune o Papavero cornuto, presente sulle dune costiere.
In passato i semi di questa pianta si usavano per produrre olio per le lampade e sapone.

venerdì 22 maggio 2015

Coltiviamo sogni... alleviamo passione

Un tempo non troppo lontano c'era una bimba bionda che si nascondeva dentro il box dei vitelli tra la paglia a fare le coccole con loro. Gli portava l'acqua fresca, il fieno e aiutava la sua mamma a dargli il latte che di nascosto dava un pò ai gattini. Correva libera e spensierata sotto i vigneti e tra i campi con i suoi cuccioli. Raccoglieva le noccioline con il nonno e con il papà andava ad irrigare i campi di mais. La sua migliore amica era una capretta e con lei si divertiva a correre dappertutto... non aveva paura di niente e non si stancava mai. Spesso aveva le ginocchia sbucciate perché le avventure in campagna non mancavano. Si arrampicava sugli alberi per raccogliere la frutta fresca e li, si faceva delle grosse scorpacciate.  A fine maggio c'erano le ciliegie e con i cugini e il fratello faceva la gara di chi sputava l'osso più lontano. Perdeva sempre... era la più piccina ma non mollava mai!
A settembre l'uva maturava sulla "bellussera" e tutta rannicchiata dentro al carro si impiastricciava con il succo dei chicchi schiacciati dentro le casse. La vendemmia era sempre una grande festa... parenti ed amici venivano ad aiutare nelle vigne e pranzavano tutti assieme. Attorno al grande tavolo si intecciavano storie e racconti di adulti e ragazzi e tutti tornavano a casa più ricchi... non di denaro certo! Ma di esperienza!
Non ci si divertiva solo d'estate!  D'inverno si aspettava la nascita dei vitellini anche la notte di Natale, gli agnellini e i capretti che non riuscivano ad attaccarsi sotto la madre, sopratutto gemelli, venivano allattati con il biberon. L'amore e la premura verso i suoi piccoli amici l'accompagnavano sempre anche quando man mano cresceva la consapevolezza che prima o poi avrebbe dovuto separarsi da loro. Tutto seguiva l'andamento naturale delle stagioni, il susseguirsi dei lavori nei campi e nella stalla.  Portava la paglia alle manze con il papà sedendo affianco a lui sul trattore. Le vacche erano libere nel paddock si riparavano sotto il grande salice. Si andava a mungere con mamma e papà e alla fine quando veniva pulita la sala mungitura, anche con il freddo riusciva a bagnarsi da testa ai piedi. I suoi la prendevano a cavalcioni per mostrarle quanto latte c'era nella grande cisterna. Tutto sembrava enorme, fantastico... un sogno ad occhi aperti!

To be continued....

domenica 6 ottobre 2013

I piccioni

L’allevamento dei columbidi da parte dell’uomo iniziò tra i 5mila e i 10mila anni fa. Principalmente per mangiarseli, ma non solo: i piccioni viaggiatori sono esattamente identici a quelli che vedete in piazza e dai quali cercate di scansarvi nel caso vi incrocino in volo radente, solo, sono addestrati.
I piccioni posseggono infatti un eccezionale senso dell’orientamento: possono percorrere fino a 800 km per ritornare al nido o alla propria colombaia dove vengono allevati. Non sono fulmini di guerra, ma neanche delle lumache: possono arrivare a circa 70 km/h una volta in volo. Lenti ma inesorabili: tanto che già gli antichi romani li utilizzavano come messaggeri dai fronti delle loro battaglie.
La “fine” del piccione viaggiatore fu decretata dalla nascita del telegrafo e della radio: da ricordare in ogni caso la commovente vicenda di Cher Ami, un piccione viaggiatore della prima guerra mondiale - oggi lo si trova impagliato allo Smithsonian insieme ad altri animali eroi di guerra come il Sergente Stubby, un cane - che, mentre la settantasettesima divisione era sotto il fuoco amico riusci a recapitare malgrado fosse colpito e ferito gravemente, un messaggio che implorava il cessate il fuoco.
Cher Ami divenne l’eroe della settantasettesima divisione fanteria, così alcuni medici dell’esercito tentarono in ogni modo di salvarlo malgrado le ferite riportate. Salvò le penne, ma perse una zampa, così gliene costruirono una in legno. Una volta ristabilitosi, venne imbarcato per gli States, e fu visitato dal generale Pershing in persona
L’umile piccione però è anche coperto di pregiudizi, e forse per questo molti li considerano semplicemente “topi con le ali”. I piccioni effettivamente sono portatori di parassiti e virus, ma secondo Treehugger non si pensa che possano trasmetterli...
Alcuni dei nostri piccioni