Agricoltura, Natura, Ambiente

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martedì 10 gennaio 2012

CHETOSI

La chetosi o acetonemia è un disordine metabolico piuttosto frequente nelle vacche da latte, particolarmente in quelle ad alta produzione, si verifica soprattutto nelle prime 4 - 6 settimane dopo il parto.
La malattia è il risultato di un abbassamento dei livelli ematici di glucosio, con conseguente ipoglicemia; la formazione di corpi chetonici (Acetoacetato, Beta-idrossibutirrato, Acetone) ed il loro rilascio in circolo è secondario ed è dovuto al metabolismo dei grassi mobilizzati dalle riserve corporee ed accumulati nel fegato come Acetil CoA. L'eccesso di quest'ultimo è convertito in corpi chetonici, i quali hanno il compito di fornire energia ai tessuti periferici quando il livello ematico dei carboidrati è limitato. Questa situazione si verifica puntualmente nella bovina fresca di parto in bilancio energetico negativo, in cui un certo tenore di corpi chetonici in circolo risulta perciò normale, ma se essi sono prodotti in eccesso rispetto alla capacità d'utilizzo dei tessuti periferici, si manifesta un accumulo con conseguente insorgenza di chetosi.
Dei tre corpi chetonici suddetti, il Beta-idrossibutirrato è la forma fisiologica in condizioni normali, in quanto utilizzato anche nella sintesi del grasso del latte e deriva dalla riduzione dell'acido butirrico operata nel rumine; esso rappresenta il 60% dei corpi chetonici ed in condizioni patologiche il suo rapporto con l'Acetoacetato tende ad essere 1:1. L'Acetoacetato in condizioni fisiologiche è presente al 15%; esso si forma nel fegato dagli acidi grassi provenienti dalla mobilizzazione delle riserve lipidiche, in condizioni d'accumulo d'AcetilCoA per mancanza di glucosio. L'Acetone invece è il tipico corpo chetonico presente nelle forme conclamate di chetosi ed è possibile rilevarne il particolare odore nell'alito, nell'urina e nel latte delle bovine colpite.
I sintomi principali della chetosi conclamata sono dati da calo rilevante nella produzione di latte, rapida perdita di peso corporeo, disappetenza, disturbi intestinali con produzione di feci coperte da muco, pelo arruffato, rifiuto d'assunzione dei cereali a favore di fieni e foraggi secchi. Nel 10% delle bovine è stata rilevata una forma d'acetonemia nervosa i cui sintomi comprendono cecità o condizioni di fissità visiva, barcollamento ed incoordinazione dei movimenti.
La chetosi può essere primaria o secondaria, aggravata cioè da altre condizioni patologiche come ritenzione di placenta, mastiti, dislocazione dell'abomaso, nefriti ecc. Una prima distinzione in tal senso è data dal rilevamento della temperatura corporea che è normale nella chetosi primaria, mentre s'innalza in caso di patologie concomitanti.
La chetosi si manifesta più facilmente in bovine con molte lattazioni o che si presentino troppo grasse al parto; si è notata anche una stagionalità di questa patologia, più frequente in estate per minor assunzione di sostanza secca, scadimenti qualitativi della foraggiata e variazioni nella gestione aziendale.
La chetosi può essere causa dell'insorgenza della dislocazione dell'abomaso ed è sicuramente uno tra i fattori di maggior spicco nella depressione delle capacità immunitarie della mammella.
Ultima ma non meno importante la relazione tra chetosi e la capacità riproduttiva della bovina: in condizioni d'ipoglicemia e corpi chetonici in eccesso è stato dimostrato un ritardo nel ripristino dei cicli estrali dopo il parto, che incide negativamente sulla lunghezza dell'interparto.
Per quanto riguarda il trattamento dell'acetonemia, viene spesso utilizzata una soluzione al 50% di destrosio in dose di 500 ml, i cui effetti sono però di durata assai breve (2 ore circa). Più indicata la somministrazione orale di glicole propilenico due volte il giorno (250 gr. in toto): il glicole apporta energia di pronto utilizzo, prolungando l'azione del trattamento con glucosio o addirittura eliminandone la necessità. Anche il propionato di sodio (180 - 250 gr./giorno per una settimana circa) viene spesso utilizzato a tale scopo, ma è di minor palatabilità e perciò sgradito agli animali. Come per altri disordini metabolici la prevenzione resta comunque l'arma migliore per evitare l'insorgenza della chetosi; è bene muoversi soprattutto sul fronte alimentare, tenendo conto dei seguenti fattori:

  • Evitare la distribuzione d'alimenti chetogenici, come ad es. insilati mal riusciti, contenenti quantità eccessive d'acido butirrico.
  • Favorire l'assunzione di sostanza secca nelle settimane immediatamente successive al parto, fornendo alimenti di ottima qualità e palatabilità, curando le modalità di distribuzione della foraggiata e l'asportazione di residui alimentari dalla corsia.
  • Curare la qualità della fibra somministrata, evitando quella grossolana che riduce ulteriormente l'assunzione di sostanza secca.
  • Considerare l'introduzione in razione di farine di cereali a diversa velocità di fermentazione, per evitare altrimenti un eccessivo abbassamento del pH ruminale ed un alterato rapporto tra gli ac. acetico, propionico e butirrico qui prodotti. A tale proposito si ricorda che il frumento è più fermentescibile dell'orzo, il quale a sua volta lo è più del mais; se non è possibile variare il tipo di cereale utilizzato, cercare almeno di variarne la presentazione fisica (macinatura a diversi gradi di finezza, fioccatura di una parte dello stesso ecc.)
  • Curare particolarmente l'alimentazione in asciutta, evitando che le bovine arrivino al parto in condizioni di eccessivo peso corporeo; è utile inoltre somministrare agli animali negli ultimi 10-15 giorni di questo periodo una quota pari al 40 - 50% circa della razione che riceveranno dopo il parto, per abituare il rumine all'ottimale utilizzo della stessa. Come ulteriore precauzione utilizzare 6 -12 gr. di niacina/capo/giorno, proseguendo il trattamento per i primi 90 giorni di lattazione.
  • Individuare le bovine prossime al parto, fornendo nei 2 - 3 giorni precedenti e successivi al parto stesso 250 gr. di glicole propilenico;
    in presenza concomitante di steatosi epatica impiegare epatoprotettori come la colina in dosi di 50 gr./giorno.
da Mondolatte.it

domenica 23 ottobre 2011

land grabbing

(AGI) - Cernobbio (Como), 21 ott. - Oggi siamo di fronte a "nuove forme di colonialismo che si stanno manifestando e determinano incertezze sul futuro dell'umanita'", incertezze "di tipo nuovo ed in modo particolare per quanto riguarda il settore primario: il fenomeno del 'land grabbing'", lo 'scippo' delle terre dei paesi piu' poveri acquistate da paesi in crisi di produzione agroalimentare. Ne parla Maurizio Sacconi, ministro del Lavoro, nel suo intervento al Forum Internazionale dell'Agricoltura e dell'Alimentare organizzato da Coldiretti a Cernobbio. "Questo fenomeno 'dell'arraffa terre'- spiega Sacconi- evidenzia un percorso che potremmo definire fortemente contraddittorio con l'idea che abbiamo noi di agricoltura, con i notri valori, la nostra cultura, la nostra tradizione". Il fenomeno, secondo il ministro, "si sta generando perche' nella gerarchia geo-economica i piu' forti, che talora hanno la veste degli emergenti (pensiamo in particolare ai cinesi), altre volte la veste di tradizionali paesi industrializzati che ospitano grandi compagnie (come la Gran Bretagna), stanno proponendosi ai deboli con modalita' che non possono non preoccuparci".
(AGI) Mi4/Fra
LAND GRABBING  is the contentious issue of large-scale land acquisitions; the buying or leasing of large pieces of land in developing countries, by domestic and transnational companies, governments, and individuals. While used broadly throughout history, land grabbing as used today primarily refers to large-scale land acquisitions following the 2007-2008 world food price crisis. By prompting food security fears within the developed world and newfound economic opportunities for agricultural investors and speculators, the food price crisis caused a dramatic spike in large-scale agricultural investments, primarily foreign, in the Global South for the purposes of food and biofuels production. Initially hailed by investors and some developing countries as a new pathway towards agricultural development, land grabbing has recently been criticized by a number of civil society, governmental, and multinational actors for the various negative impacts that it has had on local communities.



Il termine “Land Grabbing” tecnicamente significa “appropriazione di terreni” ed è la nuova forma di colonialismo che si basa sull’affitto e, qualche volta, sull’acquisto di grandi appezzamenti di terreni in Africa e, in forma minore, in Sud America, una formula tanto in voga nei paesi emergenti. Niente a che fare quindi con il “vecchio” colonialismo quando il “primo mondo” (l’occidente) si mangiava tutto. E’ il “secondo mondo” che si sta mangiando il “terzo mondo”. A dare il via al Land Grabbing è stata l’Araba Saudita. Il re Abdullah, sovrano assoluto d’Arabia, a un certo punto si è accorto che il petrolio portava miliardi di dollari ma che in tutto il suo immenso regno galleggiante su un mare di greggio non c’era un solo angolo di terra che producesse qualcosa da mangiare per sfamare i suoi sudditi. Fu allora che decise di usare i petrodollari per acquistare migliaia di ettari di terreno in Etiopia dove coltivare riso e cereali a buon prezzo per le esigenze del suo regno. Visto che la cosa funzionava ha cercato di comprare altri terreni da altre parti. Non riuscendoci ha ripiegato sulla locazione prendendo in affitto immensi appezzamenti di terreno in Zambia e in Tanzania. La cosa non poteva certo sfuggire ai cinesi, sempre in cerca di risorse alimentari (a causa degli elevati indici di crescita demografica) e minerarie (per sostenere la fame di energia della economia cinese). Pechino ha quindi dato il via a un vero e proprio rastrellamento di terreni su scala mondiale. 80.400 ettari di terra acquistati in Russia, 43.000 in Australia, 70.000 in Laos, 7.000 in Kazakhstan, 5.000 a Cuba, 1.050 in Messico. Ma il boom Pechino lo ha fatto in Africa. 2.800.000 ettari in Congo, 2.000.000 di ettari in Zambia, 10.000 in Camerun, 4.046 in Uganda e solo 300 ettari (ma siamo all’inizio) in Tanzania. Dove Pechino non può acquistare…. affitta. Migliaia di ettari in Algeria, in Mauritania, in Angola e in Botswana. Il bello è che i terreni non vengono solo coltivati ma forniscono anche immense risorse minerarie che chiaramente Pechino sfrutta a man bassa senza alcun ritorno per le popolazioni locali....land grabbing