Agricoltura, Natura, Ambiente

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lunedì 18 novembre 2013

Quote latte: la matematica non è un opinione

Non è questione di chi ha ragione e chi ha torto, di ideologia politica tanto meno, è una questione di principio, è una questione di dati certi, dati falsi, a danno dei cittadini,  di tutti i cittadini. Gli allevatori hanno già perso le aziende, la dignità, sono stati messi uno contro l'altro e hanno perso la stima e la fiducia da parte dei concittadini. Ma tutti ora dovremmo sentirci coinvolti, siamo stati truffati e presi in giro da un sistema falso e corrotto che ha fatto perdere denaro ma anche realtà e prodotti tipici del territorio. 

Se mai ci sarà una degna conclusione della vicenda quote latte auspico che sia data pubblicamente e a gran voce spiegazione di tutto, poi liberamente i cittadini potranno costruire un'opinione. 

(AGENPARL) - Roma, 15 nov - Il Tribunale Ordinario di Roma, Sezione dei Giudici per le Indagini Preliminari il 13 novembre 2013 ha emesso la seguente ordinanza di archiviazione a seguito di una precedente opposizione già presentata da tempo. Il G.I.P, dottoressa Proto Giulia, titolare del procedimento iscritto a carico di ignoti per il reato di cui all’art. 640 del c.p fatte le seguenti premesse: “letta la richiesta di archiviazione formulata dal P.M, letti gli atti di opposizione alla richiesta di archiviazione del procedimento, sentite le parti all’udienza camerale del 16 ottobre 2013, osserva quanto segue: “Affrontando preliminarmente il problema delle quote latte non revocate, con debita percezione dei contributi, da parte di terzi l’indagine ha evidenziato, che le quote latte da revocare per la mancata produzione di latte ovvero, per le produzioni inferiori al 70% della quota latte assegnata erano certamente superiori rispetto a quelle effettivamente revocate; tale omissione è certamente ascrivilbile ai funzionari AGEA, organo competente in materia, con conseguente danno ai produttori gratuitamente. Tuttavia così come era evidenziato nell’informativa 10.5.2011 del Comando dei Carabinieri delle Politiche Agricole e Alimentari, la situazione accertata determina una responsabilita’ dell’AGEA quanto meno per “colpa Grave”. Ebbene in mancanza di elementi che possano far evincere l’elemento psicologico del reato per cui si procede – ossia il dolo – non può dirsi integrata la truffa: la colpa grave, non consente di ritenere il fatto penalmente rilevante, pur essendo assai grave la condotta tenuta dai funzionari che, in ogni caso, deve essere fatta valere in altre sedi. Né appare allo stato possibile integrare le indagini anche al fine di verificare, chi ha percepito il contributo comunitario in quanto l’accertamento in ordine alle revoche non intervenute sulla scorta dei dati in possesso della Polizia Giudiziaria, riguarda campagne di anni per i quali è maturato il termine di prescrizione del reato (campagna 2003-2004).Peraltro, a seguito di delega di indagine da parte del PM, la P.G non era in grado di precisare a quale soggetto ascrivere le condotte, anche al fine di stabilire la competenza territoriale. Quanto alla non corretta qualificazione, delle quote latte, che ha cagionato ingenti danni sia ai produttori che allo Stato Italiano a causa della comminazione di sanzioni per aver “sforato”, la singola quota latte attribuita, si concorda con il P.M. nella parte argomentativa in ordine ad un mero errore di natura contabile per gli anni in cui ancora la questione non era all’attenzione dei media e prima che venissero comminate le sanzioni: non può infatti ipotizzarsi il reato di truffa in quanto a fronte del danno cagionato, mancherebbe l’ingiusto profitto in favore dei soggetti agenti – funzionari AGEA – che pertanto non avrebbero avuto interesse a falsificare il dato, con conseguente impossibilità di ravvisare l’elemento psicologico del reato ( da qui la deduzione del P.M. del mero errore di natura contabile). Tuttavia ciò che non convince è che merita approfondimento, è la condotta tenuta successivamente dai funzionari di AGEA che, per giustificare l’errore commesso ( e quindi evitare responsabilita’ contabili) hanno chiesto la modifica dell’algoritmo, ossi a dei criteri di calcolo del numero dei capi potenzialmente da latte. Sulla scorta delle S.I.T del dott. Di Sotto si evince che inizialmente l’algoritmo – che si basa sul lavoro della commissione Mariani- prese in considerazione come criteri per individuare gli animali potenzialmente in grado di produrre latte, l’elenco delle razze, il numero dei giorni di presenza dell’animale in stalla e l’età dell’animale che in una prima fase era quella impresa tra i 24 mesi e 10 anni di età. Successivamente, così come confermato dal dottor Luigi Possenti dell’ I.Z. venivano modificati i criteri per l’ottenimento dell’algoritmo e del limite massimo di età passiva da 120 mesi dell’animale a 999 mesi (ossia 82 anni di età)! Ciò avvenne per espressa richiesta dei funzionari di AGEA, con l’evidente fine di giustificare il dato in eccesso che aveva determinato le sanzioni: in particolare la volontà di modificare tale limite proviene dal dott. Cerquaglia che, nella mail inviata alla dott.ssa Di Gianvito ed Isocrono del 13.7.2007 indicata la necessità di innalzare il limite massimo dell’età dell’animale da 120 a 999 mesi ( all.91 all’info del 4.11.2010). A questa segue la mail del 23.7.2007 sempre inviata da Cerquaglia agli stessi interlocutori, in cui si dice espressamente che l’innalzamento del limite massimo a 999 mesi “ è esattamente quello che vorremmo “ (cfr. all. 92 info). In tal modo portando al limite massimo da 120 mesi a 999 mesi si ha una differenza in aumento di 300 mila capi: Scrivono i carabinieri delle Politiche Agricole e Alimentari che in considerazioni di semplici ed elementari nozioni riportate alla pagina 130 della Informativa già citata “si deduce come la vita media – per lattazione – di un capo bovino non possa andare oltre gli 8 anni, quindi non si spiega come possa essere stato elaborato ed imposto un algoritmo che prenda in considerazione un limite di età superiore ai 100 mesi”( cfr. cit. pag.130)”. E’ evidente che ciò determina significative differenze nel calcolo della produzione nazionale di latte sulla scorta di tali criteri rispetto ai criteri che tengano conto del reale potenziale di produttività di latte dell’animale. Tale dato non rispondente alla realtà, il cui inserimento è stato fortemente voluto dai funzionari di AGEA, che non potevano certo ignorare la sua inverosimiglianza, comporta calcoli non rispondenti al vero, calcoli che vengono inseriti in atti il cui contenuto deve pertanto ritenersi ideologicamente falso. Pertanto, se è vero che non può ipotizzarsi il reato di truffa non altrettanto può dirsi in ordine al reato di falso. Vero è che il G.I.P non può “ordinare” al P.M iscrizioni per reati diversi, tuttavia può “sollecitarlo” per nuove iscrizioni. P.Q.M Visti gli art. 408 e ss. Cpp . e 125 del D lgs. N. 271/1989; dispone l’archiviazione del procedimento in ordine al reato per cui vi è stata iscrizione (art. 640 c.p) con la restituzione degli atti al P.M, affinchè valuti in merito ad una eventuale nuova iscrizione a carico dei funzionari dell’AGEA, previa identificazione, per il reato cui all’art. 479 c.p.

lunedì 24 ottobre 2011

PAC after 2013

The Common Agricultural Policy is due to be reformed by 2013. After a wide-ranging public debate the Commission presented on 18 November 2010 a Communication on "The CAP towards 2020", which outlines options for the future CAP and launched the debate with the other institutions and with stakeholders. On 12 October 2011 the Commission presented a set of legal proposals designed to make the CAP a more effective policy for a more competitive and sustainable agriculture and vibrant rural areas.


I dieci punti chiave della riforma

1) Aiuti al reddito più mirati per dinamizzare la crescita e l’occupazione
Per valorizzare al meglio il potenziale agricolo dell’UE, la Commissione propone di sostenere il reddito degli agricoltori in modo più equo, semplice e mirato. L’aiuto di base riguarderà solo gli agricoltori in attività. Sarà decrescente a partire da 150 000 EUR con un massimale annuo di 300 000 EUR per azienda, pur tenendo conto del numero di posti di lavoro creati nelle aziende agricole. Inoltre, gli aiuti verranno distribuiti in modo più equo tra agricoltori, regioni e Stati membri.


2) Strumenti di gestione delle crisi più reattivi e adeguati alle nuove sfide economicheLa volatilità dei prezzi rappresenta un minaccia per la competitività a lungo termine del settore agricolo. La Commissione propone reti di sicurezza più efficaci e più reattive per i comparti maggiormente esposti (intervento pubblico e ammasso privato) e suggerisce di incentivare la creazione di assicurazioni e fondi di mutualizzazione.

3) Un pagamento “verde” per conservare la produttività a lungo termine e tutelare gli ecosistemi Al fine di rafforzare la sostenibilità ecologica del settore agricolo e di valorizzare gli sforzi compiuti dagli agricoltori, la Commissione propone di riservare il 30% dei pagamenti diretti alle pratiche che consentono un uso ottimale delle risorse naturali. Si tratta di pratiche semplici ed efficaci dal punto di vista ecologico, e cioè: diversificazione delle colture, conservazione dei pascoli permanenti, salvaguardia delle riserve ecologiche e del paesaggio.

4) Ulteriori finanziamenti per la ricerca e l’innovazione Al fine di porre in essere un’agricoltura della conoscenza che sia anche competitiva, la Commissione propone di raddoppiare gli stanziamenti destinati alla ricerca e all’innovazione in campo agronomico e di fare in modo che i risultati della ricerca si concretizzino nella pratica attraverso un nuovo partenariato per l’innovazione. Questi fondi permetteranno di promuovere il trasferimento del sapere e la prestazione di consulenza agli agricoltori, nonché di sostenere progetti di ricerca utili per l’attività agricola, stimolando una cooperazione più stretta tra il settore agricolo e la comunità scientifica.

5) Una filiera alimentare più competitiva ed equilibrata Pur situandosi all’origine della filiera alimentare, l’agricoltura è molto frammentata e poco strutturata. Per rafforzare la posizione degli agricoltori, la Commissione propone di sostenere le organizzazioni di produttori e quelle interprofessionali e di sviluppare le filiere corte dal produttore al consumatore, senza troppi intermediari. D’altra parte, le quote zucchero, che hanno perso la loro ragion d’essere, non saranno mantenute al di là del 2015.

6) Incoraggiare le iniziative agroambientali
Vanno prese in considerazione le specificità di ogni territorio e vanno incoraggiate le iniziative agroambientali a livello nazionale, regionale e locale. A tal fine, la Commissione propone che tra le priorità della politica di sviluppo rurale figurino la salvaguardia e il ripristino degli ecosistemi, la lotta ai cambiamenti climatici e l’uso efficiente delle risorse.


7) Facilitare l’insediamento dei giovani agricoltori
Due terzi degli agricoltori hanno più di 55 anni. Per incentivare l’occupazione e incoraggiare le giovani generazioni a dedicarsi all’attività agricola, la Commissione propone di istituire una nuova agevolazione all’insediamento destinata agli agricoltori che hanno meno di quarant’anni, per sostenerli durante i primi cinque anni di vita del loro progetto.


8) Stimolare l’occupazione rurale e lo spirito d’impresa
Al fine di promuovere l’occupazione e l’imprenditorialità, la Commissione propone una serie di misure intese a stimolare l’attività economica nelle zone rurali e a incoraggiare le iniziative di sviluppo locale. Verrà creato, ad esempio, un “kit d’avviamento” per sostenere i progetti di microimpresa, con finanziamenti fino a 70 000 EUR per un periodo di cinque anni. Verranno rafforzati i gruppi di azione locale LEADER.


9) Maggiore attenzione alle zone fragili
Per evitare la desertificazione e preservare la ricchezza dei nostri territori, la Commissione offre la possibilità agli Stati membri di fornire un maggiore sostegno agli agricoltori che si trovano in zone soggette a vincoli naturali, grazie a un’indennità supplementare. Si tratta di un aiuto che andrà ad aggiungersi a quelli già disponibili nel quadro della politica di sviluppo rurale.


10) Una PAC più semplice ed efficace
Per evitare inutili oneri amministrativi, la Commissione propone di semplificare diversi meccanismi della PAC, in particolare i requisiti di condizionalità e i sistemi di controllo, senza peraltro diminuirne l’efficacia. Inoltre, sarà semplificato anche il sostegno ai piccoli agricoltori. Questi ultimi avranno diritto a un assegno forfettario annuo che va da 500 a 1 000 EUR per azienda. Sarà incoraggiata la cessione di terreni da parte dei piccoli agricoltori che cessano l’attività ad altri agricoltori che intendono ristrutturare la propria azienda.


Fonte: Confederazione Italiana Agricoltori  Emilia-Romagna.